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Il naso in tasca
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Il naso in tasca PERCHE’ ISTITUIRE UN GRUPPO DI VOLONTARI CLOWN IN OSPEDALE?

(DALLA RELAZIONE PRESENTATA L’11 APRILE 2002 ALLA SEDE DI BIELLA DEL KIWANIS CLUB JUNIOR.)

"In tutte le culture esiste un mito in cui si racconta di un potente che cade in lutto e blocca per questo tutte le attività vitali che gli competono, deve intervenire un subalterno, che con grande intuito lo fa ridere restituendogli così la voglia di vivere e permettendo a tutte le attività di riprendere… Il riso diventa così il mezzo attraverso cui è possibile la resurrezione e il passaggio dalla morte alla vita." (Spina Fioravanti,1999)

"Le ostetriche della steppa russa facevano partorire le donne inducendole a ridere." (Francescano,2002)

"Un medico americano cura i suoi malati vestendosi da clown e facendoli ridere."

"Un giornalista americano si è curato per una malattia grave e invalidante attraverso filmati comici e risate…"(Spina Fioravanti)

"Una bambina operata senza anestesia alla presenza di un clown che la faceva solo ridere" (tutti i quotidiani del dicembre 2001).

Sembrano titoloni di giornali usati al fine di attirare l’attenzione su qualcosa di sensazionale e invece sono notizie vere tratte un po’ qua e un po’ là.

La novità sta nel fatto che finalmente anche la scienza che studia il comportamento umano, cioè la psicologia, si sta occupando di un aspetto che tutti conosciamo benissimo, visto che è la prima cosa che facciamo da quando veniamo al mondo: ridere!

Nello specifico è molto interessante l’idea che un piccolo gruppo di volontari ha avuto da due anni circa nella nostra città : hanno deciso di essere clown di corsia e si sono preparati a lungo per farlo.

La formazione psicologica di chiunque scelga di “essere volontario” anziché “fare il volontario” è ciò che fa la differenza. Le relazioni e le emozioni che entrano in gioco durante un’attività, soprattutto se in contatto con persone che stanno male, sono molto coinvolgenti e possono invalidare presto le motivazioni di partenza.

Lavorare in gruppo presuppone una certa elasticità e una buona capacità di adattamento che non sempre sono innate, ma che una volta apprese diventano risorse incomparabili per tutti e fonte costante di crescita personale.

Possedere poi alcune nozioni di comunicazione e di psicologia di base rende gli interventi più efficaci perché sono mirati sui bisogni dell’altro e, come dimostrato dalla letteratura, possono diventare anche terapeutici.

Essere volontari clown è un compito molto più difficile di quanto si pensi!

Se infatti è dimostrato scientificamente che ridere innalza le difese immunitarie (Bottacioli,1995), è noto a tutti quanto sia difficile poterlo fare sempre e bene!

Gli ingredienti per produrre un dolce “tuttodaridere” ed efficace sono:

1) una predisposizione personale alla risata propria e altrui, una buona formazione teorica sul significato della risata e sul suo potenziale terapeutico.
2)una supervisione costante dove l’automonitoraggio delle proprie emozioni diventi lo strumento principale di lavoro.
3)Un clown mostra a tutti il suo bambino interiore, incarna la spontaneità, possiede comicità, neutralizza le tensioni, enfatizza i difetti invece di nasconderli, cerca le frustrazioni anziché evitarle…insomma SCARDINA L’ORDINE PRECOSTITUITO!

Per quanto riguarda gli aspetti di contenuto è sempre aggiornato e si affida ad alcune teorie tra cui:

L’Analisi Transazionale che è un approccio psicologico e psicoterapeutico che tiene conto delle persone in relazione tra loro; attraverso l’analisi delle “transazioni”, cioè gli scambi comunicativi tra due o più persone, offre una lettura molto efficace ed immediata di ciò che accade. Data la semplicità con cui si possono esprimere i concetti base, non presuppone alcuna preparazione di base e ben si presta all’insegnamento nei suoi elementi fondamentali.

L’approccio di M.Malher alla Psicologia dell’età evolutiva che è una buona sintesi per comprendere le fasi attraverso cui passano i bambini nella loro evoluzione. Esistono infatti caratteristiche tipiche di ogni età che è bene conoscere per non fraintendere.

La teoria dell’attaccamento di Browlby e le fasi di elaborazione del lutto di Celberg possono essere utili concetti che, espressi nei loro elementi di base, aiutano i clown ad approcciarsi in maniera adeguata ad ogni genere di malato.

Tutte le teorie recenti esposte nei seminari e nei libri di Sonia Fioravanti, psicologa, e Leonardo Spina, attore, antesignani dell’approccio in Italia e collaboratori di Patch Adams.

Insomma, parafrasando il titolo di un bellissimo libro di Donata Francascato “Ridere è una cosa seria” e noi ci stiamo provando.

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